Social media ed Editoria: vi presentiamo #21voci

“I libri sono connessioni tra le persone; lasciarli liberi di muoversi è tutto quello che dobbiamo fare” (#21voci)

Nella ricerca Email Marketing & Co, che abbiamo condotto in collaborazione con l’istituto di ricerca Nielsen, emergeva che la multicanalità per l’utente è importante. Incontrare il brand su molti touchpoint digitali significa possibilità di conversare e intergire, riconoscere la notorietà e la credibilità del marchio, farsi invogliare all’acquisto quando si è più propensi.
Ci sembra dunque interessante riprendere qui alcuni spunti interessanti offerti dall’ultimo ebook di Barbara Sgarzi: Social Media e Editoria, 21 voci autorevoli raccontano strategie, opinioni e strumenti.
Barbara è giornalista, blogger e naturalmente book – addicted, e questo ebook è una raccolta di interviste (pubblicate tra novembre 2013 e gennaio 2014 su Vanity Fair) a voci autorevoli dell’editoria, italiane e non. Lo scopo era capire quale valore danno i social network al business dell’editoria, ma anche all’arte della letteratura. La risposta, a più voci (ventuno, appunto) è stata unanime: nessuno degli addetti ai lavori intervistati (uffici stampa, addetti al marketing ma anche direttori generali e amministratori delegati) ha messo in dubbio il potere dei social network.

21voci
Se in generale non emergono remore importanti o diffuse rispetto alla grande piazza virtuale, che siano social network dedicati, come aNobii o general purpose, come Twitter, sono certamente poco chiare le metriche con cui valutare il successo o meno della presenza e delle campagne social, che vanno comunque, secondo Annachiara Tassan, publisher per De Agostini Libri, pensate come “un sistema integrato di spazi e strumenti di comunicazione, che includono, tra gli altri, azioni di marketing, attività di ufficio stampa online e offline, dialogo diretto con i lettori”.

Secondo Laura Donnini, amministratore delegato RCS Libri, “la sfida è trasformare un mondo di broadcaster, come gli autori e gli editori, in realtà aperte alla conversazione libera”. Eppure, è una sfida che non si può non affrontare, che gli editori siano pronti o meno. E accanto alla sfida, una grossa opportunità: quella di trasformare i lettori in ambasciatori di brand, in una conversazione inarrestabile e virale, nella quale l’editore si pone come “una delle voci”. Naturalmente, secondo Donnini, per fare ciò serve una competenza professionale dedicata.
Gianluca Foglia, direttore editoriale Feltrinelli, descrive i social con una metafora: “È come aver aggiunto due ottave al pianoforte; vanno suonate senza produrre cacofonie, ma integrandole alle altre”, laddove le altre ottave sono gli strumenti classici, digitali e non, di marketing. Del resto, come nota Bruno Mari, vicepresidente Giunti Editore, lo stesso passaparola “classico”, non virtuale “è sempre sfuggito alle rilevazioni metriche”.

Questo stesso ebook fatto di voci, come una grande e aperta conversazione su Twitter, è un esempio concreto di come lo stesso linguaggio, anche quello del giornalismo e della letteratura, si stia evolvendo nella logica del confronto e dell’interazione, e chi vive di parole e linguaggio non può certo non tenerne conto.

E lo scrittore Jonathan Franzen, noto detrattore del cinguettio libero, in che posizione si colloca rispetto a questa vituperata evoluzione del mercato (e della società)? Secondo Kassia Krozser (publisher, Booksquare) “è testardamente naive o volutamente provocatorio”. Certo è che viralizza tantissimo.

 

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Valentina Santandrea

Communication Specialist | Diennea - MagNews.