Perché alcune email vanno in spam?

Newsletter e DEM possono finire nella cartella dello spam per diversi motivi. È importante precisare che quello che tecnicamente si intende per spam (cioè una comunicazione email in genere contenente contenuto promozionale, inviata a indirizzi che non hanno prestato il consenso), non corrisponde sempre a quello che gli utenti percepiscono come spam. Per l’utente lo spam è semplicemente una comunicazione che non gradisce da parte di un’azienda: non importa in passato s’è iscritto a quella mailing list. Scopri come non finire nello spam facendo email marketing.
Ecco 4 casi frequenti per cui le vostre email potrebbero finire nello spam (in due film e due citazioni 😉 ).

La verità è che non gli piaci abbastanza

Che cosa dicono o offrono le vostre newsletter? Quando avete invitato i vostri contatti (ad esempio tramite una campagna di lead generation) a iscriversi alla newsletter, avete fatto promesse che poi avete mantenuto? Oppure avete promesso approfondimenti e aggiornamenti ma poi inviate solo promozioni?
Quando raccogliete indirizzi email, state iniziando un rapporto di fiducia. Rispettate questo rapporto, chiarendo in fase di iscrizione che cosa andrete a comunicare.
Siccome poi l’email è del tutto personale…personalizzatela. Chi si iscrive alla vostra lista non si aspetta una comunicazione broadcasting, come quella che veicolereste su un social network, ma offerte o contenuti che rispondano ai suoi interessi, alle sue esigenze. I mezzi per profilare una mailing list ci sono: usateli!
Alcuni Internet Service Provider (che sono coloro che offrono ai vostri destinatari il servizio di posta elettronica) recapiteranno le vostre email nello spam se notano un costante disinteresse del destinatario rispetto alle vostre email. Anche se il destinatario è regolarmente iscritto.
È anche importante che non vi opponiate alla facoltà del vostro contatto di lasciarvi. Se una persona non è interessata ai vostri contenuti e voi non gli date la possibilità di disiscriversi tramite un semplice link, gli basterà segnalarvi come spam per non vedervi più.
In alcuni casi, chi si disiscrive, non è necessariamente disinteressato ai vostri contenuti: magari semplicemente ne riceve più di quanti possa gestire, in termini di tempo e attenzione. Dategli la possibilità di decidere quante email ricevere. A chi non gradisce di essere raggiunto giornalmente, potreste per esempio scrivere settimanalmente.deliverability email

Non è un paese per vecchi

Se la vostra mailing list è vecchia (ovvero acquisita da alcuni anni), molti contatti potrebbero aver cambiato indirizzo email. Peraltro in alcuni casi, gli indirizzi email obsoleti, vengono utilizzati come spam-trap.
Controllate i bounce e mantenete pulita la vostra lista: inutile scrivere a chi registra hard bounce (un hard bounce è un errore definitivo, come una casella email inesistente). Per evitare di registrare hard bounce fin dal primo invio valutate quale forma di opt-in (cioè iscrizione alla vostra lista) implementare. Un doppio opt-in garantisce un interesse reale: chi si iscrive tramite il form, deve confermare l’iscrizione cliccando nell’email di conferma. Se all’atto dell’iscrizione il contatto vi fornisce un indirizzo errato, non riceverà mai l’email di conferma ed eviterete un contatto inutile a cui spedire. Un opt-in semplice invece, da un lato non vi garantisce la pulizia della mailing list (se un contatto indica un indirizzo email errato, questo verrà comunque aggiunto alla vostra lista ma le vostre email a quel contatto non arriveranno mai a destinazione), ma è comunque una modalità di iscrizione che richiede meno sforzo per l’utente. Un compromesso potrebbe essere far scrivere l’indirizzo email due volte, nel form iscrizione, affinché chi si vuole iscrivere alla vostra newsletter si possa accorgere di eventuali errori di scrittura.

Non acquistate mai liste di dubbia provenienza: molto meglio una crescita lenta ma sicura.

“Un altro ballo e la mia reputazione è rovinata”

Per gli Internet Service Provider la reputazione è molto importante, probabilmente più di tutto il resto. Le policy che avete adottato sinora sono determinanti. Per non compromettere la reputazione seguite sempre buone pratiche riconosciute sia a livello tecnico (peso non eccessivo; non utilizzate termini borderline, specie nell’oggetto, come free o terminologia legata al sesso; prediligete il formato multi-part; attenzione ai link che includete nella comunicazione; se possibile evitate gli allegati che appesantiscono inutilmente; non inviate email composte da sole immagini…), sia utili a creare engagement presso il pubblico, progettando strategie ad hoc.

“Computer says no”

Il software che invia le vostre email (che si chiama Email Service Provider) condivide con voi la responsabilità di arrivare a destinazione correttamente e non nella cartella spam. La tecnologia deve essere adeguata: i flussi di disiscrizione devono essere funzionanti; il team deve essere in grado di supportarvi nelle criticità, consigliando buone prassi e gestendo, tecnicamente, i rapporti con gli Internet Service Provider (libero, hotmail, gmail…). L’ESP che scegliete deve anche fornirvi dati e statistiche che possano farvi rendere conto, in autonomia, della presenza di qualcosa che non sta funzionando in maniera ottimale. Inoltre, se vi avvalete di un consulente, oltre che di una piattaforma, chiedete consigli su buone prassi per creare engagement tra i subscriber, partendo dall’oggetto giusto e arrivando a un concept creativo che possa suscitare interesse.

 

Per approfondire, potete guardare la registrazione del webinar sulla deliverability, tenuto da Gabriele Gatta.

Valentina Santandrea

Communication Specialist | Diennea - MagNews.